La prevalenza del mandolino

luglio 16th, 2013 § 1 comment § permalink

Stanno sostituendo la caldaia condominiale, proprio sotto la mia cucina.
Proprio sotto il mio culo.
L’anziano e il suo “bocia” ventitreenne.
L’anziano anzianeggia esperienze di vita. 
Il bocia periodicamente tenta d’intervenire ma viene zittito con puntuali “Ma che cazzo ne sai tu. Tu non sai niente.”
Potrebbe sembrare un approccio aggressivo e arrogante, ai più. 
E in effetti lo credevo anche io.
Poi il bocia ha chiesto cosa volesse dire “culo a mandolino” e mi sono ricreduto: con le nuove generazioni ci vuole il pugno di ferro.

MADRE, un’occasione per riflettere sul mestiere di designer in Italia

luglio 10th, 2013 § 1 comment § permalink

Ho partecipato per qualche giorno, come osservatore, a un gruppo su facebook di creativi napoletani (il gruppo è privato), i quali hanno dato vita a un’iniziativa di sensibilizzazione/protesta nei confronti del rebranding del Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina (MADRE). 

Questo è il mio post di commiato dal gruppo. 

Cari amici e colleghi partenopei,

con oggi, probabilmente, il gruppo verrà rinominato e molti degli utenti non graditi (quelli superstiti), epurati.

Probabilmente, avendo espresso più volte opinioni critiche sull’iniziativa, e seppur motivandole, sarò uno di questi epurati. Approfitto quindi di quest’ultima finestra di disponibilità per salutare tutti, ringraziare per l’opportunità di confronto, anche quando questo non c’è stato e, anzi, si è ridotto a infantile presa in giro o, peggio, insulto. Tengo a dire che tutto è contenuto, per quanto deteriore e squalificante. Tutto porta informazione e rappresenta una cartina al tornasole dell’interlocutore o degli interlocutori.

 

Grazie a tutti, dicevo, e vi saluto con la riflessione – per quel che vale – su ciò che ho appreso come semplice osservatore di questa vostra iniziativa. Voglio solo premettere che mi sono chiare le vostre numerose precisazioni sul reale significato dell’iniziativa, sulle pretese della stessa, eccetera.

Nondimeno dovete comunque considerare ciò che “arriva” realmente delle vostre azioni a chi vi osserva, al di là del vostro appagamento personale e delle legittime aspettative soddisfatte.

 

Ebbene, ciò che a mio parere è emerso riguarda:

 

1) La professione.

Molto lavoro deve essere fatto ancora, in Italia, per emancipare la figura professionale del designer da quella dell’artista. Il libro di Munari, Artista e Designer, è del 1971 ma sembra che questi 40 anni e oltre siano trascorsi senza dare particolari frutti. Si confonde ancora la creatività con la progettualità, convinti che un prodotto possa essere il frutto di un’intuizione geniale, di un gusto estetico raffinato, di un colpo di pennello magistrale. Un quadro in una galleria d’arte può essere bello o brutto, piacere o non piacere. Un rebranding no. Può essere corretto o sbagliato, di qualità o dozzinale. Se si è una persona di passaggio è accettabile dare giudizi di gusto (“fa schifo!”). Se fai del design il tuo mestiere (o se affermi di farlo), no. Punto.

Questa esperienza ha testimoniato quanto sia ancora diffuso l’approccio “personale” nel dare una valutazione sul lavoro di qualcun altro, cosa che porta inevitabilmente a compromessi o rigidità dovute al fatto che quel qualcun altro è uno sconosciuto (e allora lo si può bastonare e svilire) oppure è un amico (cui tessere sperticate lodi) o, ancora meglio, un influente trendsetter (da imbonire adeguatamente).

Ma tranquilli: non è solo Napoli.

Tutto il mondo è paese, e in questo l’Italia è davvero il bel paese.

 

2) Il rispetto.

Molto lavoro deve essere ancora fatto anche per dare una giusta dimensione al lavoro del designer, che non è solo un lavoro di produzione, ma anzi è soprattutto fatto di raccolta di dati, di analisi ed elaborazione, e solo alla fine di produzione. Che poi non è nemmeno giusto dire “alla fine”, ma devo semplificare.

 

“Questa cosa può farla pure mio figlio di 5 anni” … è una frase odiosa.

Significa che non si è capito granché del proprio lavoro e che si sta insultando il lavoro di qualcun altro.

L’improvvisazione (ancora!) al potere.

Generazione Masterchef.

“Hey, pur’io ho una padella e un minipimer! Posso fare anche io alta cucina!”

Eh, sì… perdonate il francese: sto cazzo.

 

Anche questa follia è estremamente diffusa (perfino tra gli addetti ai lavori), tanto da portare anche l’UniCom (Unione Nazionale Imprese di Comunicazione) a pubblicare sul suo blog un post ridicolo come questo: http://blog.unicomitalia.org/2013/04/04/il-costo-di-un-logo/

Una delle risposte migliori è stata quella di Davide Casali (la potete leggere qui:https://www.facebook.com/folletto/posts/400480696725413). Cito la sua risposta perché ho letto qualcuno dire che la proposta di @leftloft si limita a usare un po’ di Times New Roman e una lineetta. Riporto solo una frase di Davide:

“La tipografia è design, e un tipo anche particolarmente difficile, con pochi maestri e sottovalutato.”

La tipografia È design.

(E quello usato non è un Times New Roman!)

 

3) Il metodo. 

Si è fatto un gran parlare del fine (o sarebbe meglio dire dei fini, ché sono mutati nel tempo, sovrapponendosi, sostituendosi, per definizione, ambito, ampiezza) di questa iniziativa che, lo ribadisco, è lodevole in alcuni suoi aspetti, soprattutto quelli prodromici e di socialità collaborativa. Come tutte le iniziative spontanee non è mai facile giungere a un punto di sintesi. Lo sforzo c’è stato, in questo caso: l’esposizione degli elaborati al pubblico e la stampa di un catalogo. Non è poca cosa, soprattutto considerato che ognuno ha i propri impegni, professionali e non.

Chi ha partecipato potrà tornare oggi nella propria casa o ufficio felice, appagato, con un libello in mano.

Bene così.

Ma da domani si riprende il tran tran.

 

Forse il problema è proprio che la testimonianza di questa iniziativa si ferma a questo, ovvero – per dirla con le parole degli organizzatori – a delle “voci visive”, testimonianze di un “esistere sul territorio”.

Va bene.

Ma quello che arriva qui fuori è un grido quasi straziante, che reclama attenzione (“Ehi, ci siamo anche noi! C’è Napoli, oltre a Milano e Londra. Non siamo secondi a nessuno, noi!”) e che, al contempo, rivela tutta la sua inadeguatezza metodologica e di costruzione di un percorso a medio e lungo termine.

Probabilmente è solo un problema organizzativo, comune a quasi tutte le iniziative spontanee.

 

La prossima volta, però,  che succederà se verranno interpellati dei grafici e creativi partenopei?

Verranno prodotte delle “voci visive”?

Saranno in grado, questi professionisti della zona, di elaborare un documento di analisi e una proposta di posizionamento strategico?

Io voglio credere di sì, me lo auguro, ma non è dato sapere, non emerge dall’iniziativa e se fossi uno che di coloro che deve prendere decisioni in merito al conferimento di un incarico, dopo questa esperienza, avrei molti dubbi.

 

4) L’ombelico. 

“È un museo di Napoli ma viene dato in appalto a un’agenzia di Milano”. Questa cosa porta con sé davvero una quantità di argomentazioni, che in parte riportano ai due punti precedenti. Non entro nel merito sull’opportunità dell’affidamento diretto, perché da quel che ho capito rientrava pienamente nelle opzioni della dirigenza del museo.

Ecco che allora ci si affretta tutti a smentire, che non è questione di campanilismo o di complesso d’inferiorità rispetto ai cugini ambrosiani. Resta però aperta la questione, in background, sul fatto che ci si dichiari esplicitamente offesi per essere stati ignorati.

Ci si dimentica che il chilometro zero è un pregio per l’ortofrutta e poco altro.

Nell’ambito progettuale ci si confronta non con la sora pina della bottega a fianco, ma con chi esercita lo stesso mestiere, competentemente, nel resto del globo. Non esiste una corsia preferenziale per chi lavora nel raggio di 40 chilometri. Non a questi livelli.

E se bisogna ridefinire l’immagine di un’istituzione che si (ri)presenta non (solo) alla città ma a tutto il mondo, il linguaggio (anche quello visuale) da utilizzare deve essere universale e non un dialetto.

 

5) Il rispetto. Di nuovo.

Gli episodi avvilenti riguardanti insulti personali, sfottò, rielaborazioni di foto personali, allusioni e storpiature di cognomi di chi provava ad argomentare qualche critica (il professor Recchia deriso, chiamato Ricchietella da un arguto partecipante, per dirne una).

Anche ammesso che si tratti solo di manifestazioni a titolo personale e che, voglio credere, non rispecchiano il pensiero del gruppo, sono lo specchio di una forma mentale che sta distruggendo da tempo il nostro paese.

È l’incapacità di saper accettare il confronto critico, di considerarlo non come un’opportunità di crescita ma come un’aggressione personale, e di controbattere di conseguenza, chiudendosi a riccio.

La “peer review” e il “mentoring” sono elementi ormai indispensabili e ovvi per qualsiasi iniziativa. All’estero.

In Italia invece chi si permette di sollevare un dito è un invidioso, arrogante, disturbatore e deve essere allontanato.

 

Io non credo nel Karma, nondimeno questo modo di fare e di essere a poco a poco ci trasformerà tutti in sassi.

Splendidi, levigati, colorati, luccicanti ma pur sempre sassi.

 

Un sincero saluto a tutti voi,

Matteo Balocco

So long (and thank you for the fish), Mr. President

gennaio 29th, 2012 § 0 comments § permalink

Allora lasciatemi gridare: dunque finché al mondo vi sarà qualcuno capace di amare, non si spegnerà mai la speranza! E ogni augurio è anche offerta di speranza.

Ma, chiudendo, mi pare di sentire una voce che mi turba un poco. “Queste sono parole, questa è oratoria, signor Presidente, questa può anche essere lirica! Altro che parlare di amore! Qui ci sono diritti che attendono riconoscimento, doveri trascurati impunemente, ci sono tante cose che non vanno; anzi qui non va più nulla!” Me lo son sentito dire: “Tutto male, tutto marcio”.

Ebbene, non mi arrenderò mai ad una diagnosi cosí nefasta e pessimista e antiumana. Mai!

Né accetterò mai di credere che un paese dove per caso tutte le cose, e solo le cose, fossero a perfezione, possa essere ritenuto più giusto e più vivibile.

Che tante cose debbano essere messe a posto, è giustizia ed è fuori dubbio, ma noi stiamo in crisi, ricordiamocelo, soprattutto per i valori più alti dell’uomo. Noi siamo in crisi per i valori dello spirito. Noi siamo in crisi per i valori della cultura e degli ideali.

Non facciamoci trascinare a valutazioni che riguardino solo le cose. Solo le cose!

Sarebbe la fine dell’uomo! E la democrazia è dell’uomo. La democrazia è per l’uomo!

Qui, qui sono le radici del nostro, del mio impegno indispensabile di ottimismo; e su questo, solo su questo, si ricostruisce.

Al di là di quello che puoi pensare del suo operato, questo è ciò che ha lasciato alle generazioni future.
Arrivederci, Presidente Scalfaro.

Prossimi appuntamenti

gennaio 23rd, 2012 § 0 comments § permalink

Segnalo alcuni appuntamenti cui parteciperò prossimamente (salvo imprevisti):

26/01/2012 – Bologna
Gli splendidi organizzatori di FromTheFront organizzano un incontro + cena con Denise Jacobs, una tra le persone più stimate in ambito di sviluppo front end. L’incontro purtroppo è a invito, ma non è detto che non ci si possa vedere per un aperitivo o dopo cena.

27/01/2012 – Milano
Nicolò Borghi organizza presso The Hub uno dei suoi Creative Mornings, questa volta in compagnia di Francesco Franchi (Art Director di IL, l’inserto del Sole 24Ore). Se ti sbrighi magari riesci a prenotare anche tu un posto.

02/02/2012 – Milano
L’ADI organizza una giornata di studio per i componenti delle commissioni territoriali e tematiche dell’Osservatorio Permanente del Design ADI (ringrazio ancora Letizia Bollini per avermi invitato nella squadra dedicata al Visual Design). Io vado a conoscere qualche collega, se sei in zona, fatti sentire.

Bilanci e nuovi inizi

gennaio 23rd, 2012 § 7 comments § permalink

(Questo post arriva con almeno 2 settimane di ritardo, ma tant’è.)

Dopo 6 anni ho terminato la mia esperienza lavorativa in Bluestudio.

Presso Bluestudio, che è stata espressione di una realtà territoriale decentrata rispetto a quella delle grandi città, ho avuto la fortuna di poter alternare lavori per grandi clienti, soprattutto nel campo editoriale, con altri per la piccola e media impresa.

Ho imparato molto, nel project management e nella progettazione per il web e porto un debito di riconoscenza nei confronti di tutti i colleghi e i clienti con cui ho lavorato in questi anni.

Non posso negare di aver sentito il peso dell’emozione.

Del resto sono stati anni intensi e stimolanti. Difficili e tesi, a tratti. Con momenti di incomprensione e ruvidità, espresse o meno. Ma anche ricchi di soddisfazioni, crescite interiori e professionali.
Anni in cui ho visto nascere famiglie, salutare parenti scomparsi, festeggiare nuovi piccoli arrivi.
Nel bilancio che voglio fare di questa esperienza, la parte più importante riguarda ciò che ho vissuto riguardo a questo aspetto che di lavorativo ha molto poco, e che bene o male ci ha raccolti come una famiglia trasversale per diverse ore al giorno.

Saluto i miei ex colleghi e inizio un nuovo percorso.

 

I fenomeni dell’INPS online

gennaio 11th, 2012 § 0 comments § permalink

La procedura dell’attivazione del PIN per i servizi INPS online prevede la spedizione del codice in due blocchi: uno via sms e l’altro via posta ordinaria.

La lettera cartacea arriva con tanto di porzione di codice prestampata sul modello di card, su cui si richiede di inserire la parte di codice mancante.

Utile, uno può pensare, così poi ritaglio la card e la metto nel portafoglio.

Infatti, una volta che hai preso la biro, recuperato il cellulare, scritto il codice mancante sulla card, ritagliato la lettera e fatto il primo login…

Il sistema ti obbliga a cambiare codice, generandone uno nuovo automaticamente.

WYSIWTF

settembre 30th, 2011 § 1 comment § permalink

(c) Jeremy Keith

 

Cuore à la coque

marzo 16th, 2011 § 1 comment § permalink

Fabrizio Venerandi e Maria Cecilia Averame mi informano che finalmente è disponibile Cuore à la coque di Mauro Mazzetti e ultima uscita della loro casa editrice, Quintadicopertina.

Quintadicopertina merita di essere citata e promossa perché è una piccola realtà specializzata nella pubblicazione di ebook che lavora con una cura e un’attenzione che in Italia, a mio parere, non hanno pari.

Io e Fabrizio infatti ci confrontiamo spesso in discussioni tecniche che mi fanno comprendere quanta competenza si celi dietro gli epub che impagina praticamente a ogni ora del giorno.

In particolare poi, ciò che caratterizza il lavoro di Fabrizio e Maria Cecilia è la scelta di pubblicare testi pensati appositamente per il medium digitale esplorando le possibilità narrative che bit e ipertestualità mettono a disposizione degli autori. Nel mondo sono in pochi a farlo; in Italia ci sono solo loro a offrire questa esperienza di lettura così originale.

L’ebook, non c’è bisogno di dirlo, è già sul mio e-reader ma dovrà aspettare ancora qualche giorno per essere letto. Sto terminando un libro sul downshifting e ho in coda La Vita Agra di Bianciardi, che da tempo voglio affrontare, dopo essermi innamorato del film omonimo.

Nel frattempo era doverosa una segnalazione e un invito a fare un salto sul loro sito per dare un’occhiata alle pubblicazioni.

Il lunedì della vita

marzo 15th, 2011 § 0 comments § permalink

Gastone Moschin parla di Amici Miei:

Secondo lei perché tanti italiani si sono innamorati di quelle storie?
«Non saprei, tra l’altro alcuni scherzi erano credibili, altri erano al limite della sfacciataggine, eppure il pubblico ci è stato, ci ha creduto…Forse per via della tristezza».

In che senso?
«Le vicende di Amici miei sono pervase da una grande malinconia, penso a quella scena in cui siamo tutti in un luna-park di periferia, è domenica sera, e pensiamo al giorno dopo, alle preoccupazioni, cose da fare…In quella sequenza ci ritrovavamo molto, e forse si è ritrovato anche il pubblico, la tristezza della domenica sera, quella che viene anche se hai passato una bellissima giornata, ma sai che dopo viene il lunedì, e si ricomincia, non c’è niente da fare. E’ il lunedì della vita, con i soliti affanni che rendono le nostre esistenze quello che sono».

Today’s Levitation

marzo 11th, 2011 § 0 comments § permalink

  • Ciao!

    Mi chiamo Matteo Balocco e cerco di fare al meglio lo User Experience designer.

    Progetto servizi e prodotti in modo che siano facili da usare, ma soprattutto efficaci.

    Vivo a Vercelli, insieme a mia moglie Carolina, ai miei due uragani Giosué e Gemma e ospito in casa, di tanto in tanto, la gatta Maui, mezza vagabonda e mezza stanziale.